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A1 FEMMINILE, SABATO 1 MARZO RAPALLO PALLANUOTO IMPEGNATO NELLA DIFFICILE TRASFERTA A VERONA. NE PARLA MATILDE RISSO



Dopo la pausa, riprende il campionato di A1 femminile. Il Rapallo Pallanuoto è al lavoro in vista della trasferta in terra veneta: sabato 2 marzo, in programma c’è il match contro il CSS Verona. Fischio d’inizio ad orario un po’ insolito - le 13.45 - per un match che si preannuncia molto interessante. Da un lato ci sono le padrone di casa, in lizza per un posto in Final Six, che hanno espugnato la piscina del Kally Milano nell’ultima partita di campionato. Dall’altro il Rapallo, ora terzo in classifica dopo il recupero del big match contro la Roma (andato di misura alle capitoline) ma sotto di una lunghezza rispetto alle giallorosse e con tutta la voglia di incamerare più punti possibile da qui alla fine della regular season. Per le due squadre, obiettivi diversi ma sguardo comune alla Final Six che mai come quest’anno si prospetta incerta e avvincente.



A raccontare l’atmosfera in casa gialloblu è il secondo portiere, Matilde Risso, classe 1995.



Matilde, sabato sfida con il Verona, che in campionato sta facendo bene e ha riservato sorprese come la vittoria sul Padova. Che partita ti aspetti?



«La vedo come una partita in cui bisogna subito partire forte: il Verona si è dimostrato la rivelazione di questo campionato: lo scorso anno era in A2 e grazie a qualche innesto e al cambio di allenatore è diventato una buona squadra. Sabato dobbiamo scendere in campo con il piglio giusto e mantenerlo per tutto il match senza cali per non dare opportunità alle avversarie di approfittare dei nostri momenti di debolezza. Per portare a casa la partita bisogna giocare come sappiamo».



Le ultime due trasferte (Bogliasco e Velletri) hanno visto il Rapallo fare un po’ più fatica del previsto. E’ solo una parentesi data dai tanti impegni dell’ultimo periodo o pensi ci siano altre motivazioni?



«Nelle ultime due sfide fuori casa non abbiamo brillato, ma credo sia soltanto un momento passeggero dovuto ai tanti impegni che abbiamo affrontato dopo le vacanze di Natale, dalla Coppa Italia al turno di Eurolega, senza dimenticare gli impegni del Setterosa, che conta ben sette delle nostre giocatrici. Ci stiamo allenando intensamente, con grinta e  determinazione: il gruppo c’è, non abbiamo problemi di fondo ma solo un po’ di stanchezza. Ma credo sia normale, a questo punto della stagione».



Il recupero contro la Roma ha dato un segnale importante: il Rapallo c’è, è una squadra di grande qualità e ottime prospettive ma manca ancora un pizzico di concretezza nella gestione delle partite nei momenti critici: sei d’accordo?



«Credo tantissimo in questa squadra: lo vedo da come ci alleniamo, anche dal nostro modo di essere. Io non sono una persona che dice cose che non pensa. E in questo caso sono convinta che questo gruppo possa fare veramente bene. Certo, quello di quest’anno è un campionato molto equilibrato, soprattutto nelle prime quattro posizioni: quindi bisogna sempre e costantemente essere al cento per cento, perché i cali si pagano».  



Quest’anno sei il secondo portiere di Federica Lavi (a sua volta secondo nel Setterosa) ma dicono che la tua vera forza sia quella di essere la classica “donna-spogliatoio”: una che sa fare squadra e contagiare il gruppo con buonumore ed entusiasmo. Come vivi questo ruolo?



«In effetti quest’anno in molti, anche al di fuori dell’ambito rapallese, mi definiscono un po’ come il “collante” della squadra e questo mi fa piacere. So di essere il secondo di Federica e, come ogni secondo portiere, so anche che le partite in cui si ha la possibilità di giocare sono poche. Questo non significa che non mi impegni molto soprattutto per fare gruppo, un aspetto che credo sia fondamentale in uno sport come la pallanuoto. Vedo che le ragazze spesso mi cercano per parlare, per confrontarsi, sfogarsi e chiedere opinioni: di questo sono felice e per me è importante vedere che le mie compagne di squadra tengono a me quanto io tengo a loro. Anche perché il mio non è un atteggiamento costruito: questo è il mio carattere, di natura sono una che fa gruppo e c’è sempre per tutti: questo “vestito” di “donna-spogliatoio” penso mi calzi bene proprio per questo, perché lo indosso in maniera naturale».



Da questa stagione sei coach del settore giovanile femminile gialloblu, uno dei vivai migliori d’Italia: una bella responsabilità. Come stai affrontando questo compito?



«Per me è un onore e un grosso impegno: è un onore perché il Rapallo, già dai tempi in cui io giocavo nelle under, è un bacino fondamentale per il settore giovanile. Sono all’inizio, ma il mestiere di allenatore mi piace molto e devo ringraziare il presidente Enrico e il coach Luca Antonucci, perché mi hanno dato l’opportunità di prendere in mano una realtà bellissima e mi lasciano molto spazio. Luca mi dà molti consigli e da lui ho solo da imparare. Alle ragazze cerco di trasmettere tutto quello che so e vedo che ascoltano e “assorbono” come spugne: in loro vedo un futuro in crescita e con loro e per loro spero di fare grandi cose, esattamente come con la prima squadra».


Pubblicato il 28/02/2019


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